Renzo Dionigi

“Essermi presentato sin da giovane come laureato dell’Università di Pavia o, più in là negli anni,
come docente dell’Alma Mater, ha sempre suscitato rispetto, apprezzamento e attenzione. Il mio ‘mestiere’ di chirurgo, appreso dai maestri pavesi, indimenticabili per carattere, capacità e fama, mi ha permesso di affrontare e superare molte difficoltà” sottolinea con orgoglio.

 

“Primo giorno d’estate del 2020. A sessantun anni dal mio arrivo a Pavia come studente e a cinquantacinque dalla mia laurea nell’Alma Mater, passeggio ancora una volta per le vie di Pavia. Non è cambiato nulla e, avendo ben conosciuto i pavesi di allora ed essendo in confidenza con quelli di oggi, sono certo che faranno di tutto per non cambiare. Fanno bene! Cesare Angelini, negli anni Cinquanta-Sessanta rettore del Borromeo, così descriveva Pavia: «un campo quadrato che un àugure felice, un mattino, voltata la faccia all’aurora, ha diviso in quattro con esattezza geometrica: e fu il castrum, la pianta romana, col cardo massimo e il cardo decumano, le due strade lastricate che, tradotte in pavese moderno e familiare, sono Strada Nuova e Corso Cavour che s’allunga in Corso Mazzini, con punto d’incrocio all’altezza del Demetrio».

Anche oggi, percorrendo Strada Nuova e passando davanti all’Università, mi rendo conto della sua intramontabile importanza; entro e vago tra i quadriportici, rimango ancora colpito dalle lapidi e dalle lastre tombali con le figure dei professori segnalate dalla presenza costante dei libri tra le mani. Di grande interesse iconografico l’antico maestro seduto in cattedra, con toga e berretto dottorale, a leggere il libro aperto davanti ai suoi occhi. Gruppi di scolari animano la scena, creando un supporto dialettico bipolare, un dialogo tra la parola e il suo ascolto. Tra le tante lapidi, a segnare il tempo che scorre, ve ne sono alcune, più recenti, dedicate a illuminati professori che sono stati miei maestri.

Ho sempre avuto la sensazione che la città di Pavia, i pavesi e l’università di Pavia siano tre entità coesistenti nella storia antica, moderna e contemporanea, che hanno peraltro, ruoli, significati e rilevanza differenti. Infatti, essendo stato per questioni professionali, accademiche e culturali in tutti i cinque continenti di questa terra, l’aver detto di essere un abitante di Pavia, quindi pavese, anche se di adozione, ha sempre suscitato modesto interesse e, solo occasionalmente, qualche curiosità di carattere geografico. Peraltro, essermi presentato sin da giovane come laureato dell’Università di Pavia o, più in là negli anni, come docente dell’Alma Mater, ha sempre suscitato rispetto, apprezzamento e attenzione. Il mio ‘mestiere’ di chirurgo, appreso dai maestri pavesi, indimenticabili per carattere, capacità e fama, mi ha permesso di affrontare e superare molte difficoltà, nell’operare tanta povera gente e pazienti illustri: mai rassegnato, con caparbietà, con il sorriso, mai sprecando il tempo. A qualcuno so di aver regalato un po’ di vita; ma sono consapevole di non esserci riuscito sempre, anche se sempre ho tentato di agire nel rispetto della volontà del paziente. Il mestiere del chirurgo non è facile. È un duello: il più delle volte significa aggredire un proprio simile per cercare di liberarlo dalla malattia che l’ha aggredito.

Da quando l’anagrafe mi ha imposto il retirement, rimangono rimpianti, soddisfazioni – di cui è bene evitare di lodarsi – e speranze. Quali? Essere riuscito a trasmettere parte della mia esperienza ai più giovani, alcuni dei quali sono certo, e mi auguro, che giungano a superare il loro maestro.”

 

Leggi la biografia:
https://it.wikipedia.org/wiki/Renzo_Dionigi


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